MARZO 1943: SETTANTANNI FA LO SCIOPERO CHE CAMBIO’ TORINO E L’ITALIA

Il marzo del 1943 viene ricordato come il mese in cui iniziò la Resistenza in Italia. Gli operai dello stabilimento Fiat protestarono per i loro diritti salariali, dimostrando malcontento per come il regime stava gestendo le campagne militari. Questo primo sciopero diede il via all’insurrezione nelle fabbriche del nord, scioperi che gli operai pagarono a caro prezzo.  

Mercoledì 20 marzo alle ore 21.00 a Collegno, al Museo della Resistenza (Piazza cavalieri ss. Annunziata), celebriamo le figure collegnesi di Carlo Massola e Luciano Moglia e lo facciamo con:

Sen. Luciano Manzi, Presidente Anpi Collegno

Donata Canta, Segretaria della Camera del lavoro di Torino

Giovanni Carpinelli, università di Torino e Fondazione Gramsci

Claudio Vercelli, Istituto Salvemini di Torino

 

Non mancate!!

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PROGRAMMAZIONE EVENTI

Cari/e compagni/e,
vi riportiamo di seguito la programmazione degli eventi delle prossime settimane organizzati dalla nostra sezione:

Giovedì 31 gennaio: proiezione del film “La chiave di Sara” (Gilles Paquet-Brenner, 2010) alle ore 10.00 al circolo Aurora, via Bendini 11. La proiezione si svolgerà in mattinata per dare la possibilità alle scuole di partecipare al ricordo del drammatico evento he è la Shoa.

Sabato 02 febbraio: presentazione del nuovo libro di Diego Novelli “Prima di Monti, dopo Berlusconi – promemoria dal 2009 al 2012”, presentato dal Prof. Pino Carannante di Torino. A seguire ci sarà la presentazione del nuovo libro del Sen. Luciano Manzi “La 45° Brigata d’Assalto Garibaldi”, presentato da Ezio Bertolotto, presidente del Patto territoriale della zona Ovest. L’evento avrà inizio alle ore 10.00 al museo della resistenza di Collegno, piazza Cavalieri SS. Annunziata 7.

Martedì 05 febbraio: alle ore 21.00 si terrà al Museo della Resistenza un dibattito sugli orrori della deportazione, con particolare interesse per le figure dei militari internati, di cui si racconta sempre troppo poco.

LA POPOLAZIONE E’ INVITATA A PARTECIPARE

la sezione Anpi di Collegno

ARRIVA A COLLEGNO LA MOSTRA “ALPI IN GUERRA”

Da oggi, lunedì 14 gennaio 2013, sarà possibile visitare la mostra “Alpi in guerra-Alpes en guerre” al Museo della Resistenza, in piazza Cavalieri Ss. Annunziata, che rimarrà allestita fino al 28 febbraio. L’ingresso e libero e il museo rimarrà aperto il martedì dalle ore 9.30 alle ore 13.00 e il giovedì dalle ore 14.30 alle 18.30.

Sarà inoltre possibile effettuare visite guidate su prenotazione epr scuole, singoli e gruppi. Per info e prenotazioni: 3383128707.

Di seguito una breve descrizione della mostra:

Composta di pannelli dal profilo irregolare e dalle tonalità spente, quasi a evocare l’aspro ambiente montano, la mostra si articola in sei sezioni, intervallate da tre postazioni video, che aggiungono sequenze di immagini a quelle esposte. Integrano il percorso un documentario e un film di 6 minuti proiettato sul lungo schermo della Galleria delle immagini, che riassume con animazioni e materiali d’archivio le fasi della guerra tra Italia e Francia fino ai trattati di pace.
Apre la mostra una grande fotografia di Hitler e Mussolini, quasi a ricordare che tutto ciò che si osserverà deriva dalle ideologie messe in pratica da questi due uomini.
Il percorso inizia con la presentazione del territorio alpino alla fine degli anni ’30: un periodo cruciale, nel quale le società tradizionali, pur restando legate alla pratica dell’allevamento e dell’agricoltura, modificano progressivamente i loro modi di vita sotto la spinta dell’industrializzazione e del turismo. L’esistenza della frontiera politica non incide sulle relazioni di popolazioni che hanno in comune lingue e tradizioni.
La prospettiva si allarga, spostandosi sulla posizione strategica delle Alpi occidentali e sul loro ruolo nella geopolitica mondiale dalla fine del XIX secolo al 1945. Pur non costituendo un fronte di primaria importanza, esse sono difese da imponenti fortificazioni e da truppe specializzate: gli Chasseurs alpins (Cacciatori alpini) e gli Alpini, reclutati in seno alle comunità locali.
Una terza sezione informa sulle potenze che si affrontano sul campo e sullo svolgimento della guerra. Segue l’evocazione della Resistenza, che si sviluppa da un lato e dall’altro delle Alpi, dando luogo alla creazione di ‘repubbliche libere’, come quelle del Vercors in Delfinato o della Val d’Ossola, Valmaira ed altre in Piemonte, poi schiacciate dalla repressione tedesca.
Terre di resistenza, le Alpi furono anche terra di rifugio per quanti erano in pericolo di vita: militari ed ex prigionieri alleati, partigiani, antifascisti e soprattutto ebrei dell’Europa centrale e orientale che cercavano di sfuggire alle persecuzioni. Dopo l’emanazione delle leggi razziali (1938) che li cacciarono dall’Italia e l’occupazione tedesca della Francia (1940) essi compirono intricati percorsi alla ricerca della salvezza.
Li accolsero nelle Alpi le zone francesi dell’occupazione «mite» degli Italiani, fino all’8 settembre 1943, e in numero sempre più rilevante la neutrale Svizzera, verso la quale si riversavano i perseguitati da ogni parte della frontiera.
Ma non tutti riuscirono a sfuggire al furore della guerra e alla logica omicida dei nazisti e dei loro collaboratori, le milizie di Vichy e i fascisti della Repubblica sociale italiana.
Il pesante tributo pagato dalle popolazioni alpine è il tema della quinta parte.
I bombardamenti alleati sui centri urbani industriali fecero numerose vittime fra gli abitanti. Torture, esecuzioni sommarie e deportazioni s’intensificarono durante l’occupazione tedesca di tutte le Alpi fino alla Liberazione, che arrivò nell’agosto 1944 nelle Alpi francesi, ma solo nell’aprile 1945 nelle Alpi italiane.
La sesta parte illustra le tappe della difficile riappacificazione tra italiani e francesi, conseguenza della guerra del 1940: ridefinizione delle frontiere, tentativi di annessione della Val d’Aosta, manifestazioni di italofobia, che hanno reso più lenti l’elaborazione della memoria e lo stesso lavoro storiografico.
La mostra suggerisce quanto resta ancora da fare, da ciascun versante, sessant’anni dopo. La sua realizzazione e la collaborazione transfrontaliera nella quale essa s’iscrive sono tuttavia una prova dell’esigenza di lavorare in comune per scrivere in una nuova prospettiva la storia europea.

MANIFESTO PER LA SCUOLA PUBBLICA COME BENE COMUNE

Un corposo gruppo di insegnanti italiani ha scritto un appello alla politica, in quanto classe dirigente di questo Paese, affinché la scuola italiana non sia considerata un costo per il bilancio italiano, ma anzi un luogo in cui investire delle risorse. Sono insegnanti arrabbiati, come si definiscono loro, e molto determinati a portare avanti il concetto di “scuola come bene comune”. In quanto Anpi noi aderiamo a questo appello perché, a differenza di quello che sostiene l’ex Ministro Tremonti, con la cultura si mangia! Aderite anche voi!

Dal sito www.insegnantiarrabbiati.it

” Siamo insegnanti della Scuola Pubblica Italiana. Da anni assistiamo al progressivo impoverimento e smantellamento dell’istituzione scolastica del nostro paese. Ciò avviene in aperto contrasto con quanto sancito dalla Costituzione repubblicana.
Nelle intenzioni dei Costituenti, infatti, la scuola doveva essere aperta a tutti, anche nei gradi più elevati di studio, e la Repubblica avrebbe dovuto rendere effettivo questo diritto per «i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi» (Costituzione, art. 34): dunque una scuola aperta e inclusiva. Ciò perché compito della Repubblica è «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che […] impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese» (Costituzione, art. 3).
Invece governo e parlamento sembrano essersi trasformati in istituzioni al servizio di soggetti economici, nazionali e internazionali (imprese, banche, Fondo Monetario Internazionale, BCE), che agiscono al di fuori di ogni obbligo e responsabilità sociale e morale. In questo modo, le istituzioni che dovrebbero operare per il bene dei cittadini li stanno invece espropriando di diritti basilari, in particolare quelli alla salute, al lavoro e all’istruzione, in nome di una logica di puro profitto.
Tale logica, mentre da un lato impone tagli al welfare che colpiscono le fasce più deboli della popolazione, dall’altro attribuisce alla scuola un ruolo puramente strumentale e addestrativo, costringendola a rinunciare al proprio compito, che è quello di formare donne e uomini dotati di pensiero critico e autonomia di azione. In questo modo il sapere non è più concepito come patrimonio umanizzante, ma come consumistica “merce di scambio”, spendibile solo su un piano economico e non su quello ben più importante della partecipazione di tutti alla vita associata delle donne e degli uomini.
Noi vogliamo invece una scuola pubblica che abbia come obiettivo l’emancipazione umana e che favorisca la mobilità sociale; che sappia essere autenticamente democratica, perché laica, libera e inclusiva, una scuola formatrice di cittadine e cittadini colti, critici e attivi.
Questa è la scuola che la Costituzione auspica. Questa è la scuola per la quale noi insegnanti della scuola pubblica italiana vogliamo lavorare.
Esigiamo che il ceto dirigente di questo paese smetta di considerare la scuola pubblica come un semplice strumento del mercato o, peggio ancora, come una spesa o un costo dello Stato, su cui praticare tagli selvaggi e indiscriminati. La scuola pubblica deve invece essere pensata come una dimensione educativa fondamentale su cui investire, perché è in essa che gli individui possono crescere e farsi portatori di un pensiero libero e creativo: l’unico capace di trovare vie nuove e alternative proprio nei momenti di crisi, quando cioè le soluzioni scontate o tradizionali non sono più efficaci.
Noi riteniamo che la scuola pubblica sia un BENE COMUNE, un bene inalienabile e irrinunciabile, come l’acqua, l’ambiente, la salute e il diritto al lavoro (Costituzione, art.1).
Per questo noi chiediamo a Governo e Parlamento di:
A. Investire un punto e mezzo in più del PIL nella scuola pubblica – adeguando così l’Italia alla media dei Paesi OCSE – al fine di:

migliorare e mettere a norma l’edilizia scolastica: per una scuola più sicura;

ridurre il numero massimo di alunni per classe: per garantire una didattica più efficace e pratiche educative attente alle persone – con particolare riguardo per quelle disabili – e per migliorare le condizioni di sicurezza di alunne e alunni;

adeguare i salari dei dipendenti ai salari europei, data la parità media di orario di lavoro: per restituire dignità e motivazione ad una categoria di lavoratrici e lavoratori che, nonostante assolva un compito di rilevante responsabilità e valore sociale, negli ultimi anni è stata oggetto di continui attacchi denigratori, proprio da parte di rappresentanti delle istituzioni;

garantire risorse per percorsi permanenti di reale formazione e aggiornamento degli insegnanti: per assicurare una formazione, e una didattica, di qualità, attenta (per quanto non supina) alle esigenze del mondo attuale.

B. Assumere i lavoratori precari della scuola, ottemperando così alla norma europea (97/70 c.e.) che prevede la stabilizzazione del personale che ha prestato servizio per almeno tre anni presso la stessa istituzione (e il conseguente riconoscimento dell’esperienza maturata con finalità abilitante [36/2005]), al fine di:

    garantire continuità didattica e percorsi di insegnamento più uniformi e stabili, progetti formativi di più ampio respiro e lunga durata, migliorando la qualità dell’istruzione;

    inserire nel tessuto delle scuole esperienze nuove e aggiornate, contribuendo al miglioramento e all’arricchimento della qualità del servizio scolastico;

    tutelare i titoli di studio e le abilitazioni conseguite a norma di legge (diplomi di Istituto e Scuola Magistrale, Scienze della Formazione Primaria, SISS).

C. Ritirare ogni progetto o provvedimento che comporti il frazionamento su base regionale del sistema scolastico nazionale o la privatizzazione della scuola (come previsto, per esempio dal DDL 953 ex Aprea). Riteniamo infatti essenziale:

    mantenere l’autonomia e l’indipendenza dei Consigli di Istituto, liberi dalle ingerenze di soggetti privati;

    tutelare la libertà di insegnamento (sancita anch’essa dalla Costituzione, art. 33) e la pluralità degli apprendimenti;

    scongiurare la gerarchizzazione tra scuole di serie A e scuole di serie B, a seconda del territorio di appartenenza, con la conseguente perpetuazione di quelle disparità sociali che la Repubblica italiana si propone di ridurre (Costituzione, art. 3).

D. Ripristinare nella scuola primaria il progetto didattico del tempo pieno con le relative compresenze.

E. Mantenere l’attuale scansione quinquennale del percorso di istruzione della scuola secondaria di secondo grado, contro ogni ipotesi di sua riduzione a quattro anni. Riteniamo infatti essenziale:

    evitare la drastica riduzione dei programmi in termini di qualità e quantità;

    contrastare il dannoso abbassamento del livello di preparazione dei giovani che si affacciano alla formazione universitaria o al lavoro, ma soprattutto alla vita adulta e al ruolo di cittadine e cittadini attivi.

Noi riteniamo che la nostra idea di scuola non rispecchi esclusivamente interessi di parte o di categoria, ma risponda alle esigenze di ogni cittadina e cittadino che spera in un futuro di rilancio, riscatto e rinnovamento civile e politico, economico e culturale per l’Italia. Questi sono per noi i criteri irrinunciabili per garantire l’esistenza in Italia di una
 
SCUOLA PUBBLICA COME BENE COMUNE”

 

 

SCUOLA POLITICA DELL’ANPI PIEMONTESE

Venerdì 30 novembre si è svolta una riunione tra alcuni membri dell’Anpi provinciale e alcune sedi del territorio, inclusa quella di Collegno, per dare la nostra disponibiità a cominciare la scuola politica in collaborazione con il Movimento due giugno. Il primo evento si terrà a Carmagnola il 19 gennaio e si parlerà di “Ricchezza o povertà”.

Molto probabilmente il Museo della Resistenza di Collegno ospiterà l’iniziativa sulla tematica del lavoro durante la prima settimana di maggio con tre importanti relatori e dibattito aperto. Più avanti vi faremo sapere i dettagli.

Stay tuned!!

CONSULTA ANTIFASCISTA PERMANENTE

Lunedì 26 novembre, alle ore 21, si è svolta la riunione della Consulta Antifascista permanente al Museo della Resistenza. In questa occasione si sono ricordati gli inquietanti eventi che stanno attraversando il nostro paese nell’ultimo periodo: citiamo ad esempio la costruzione di un monumento al criminale di guerra Graziani e la denuncia di un ragazzo che cantava Bella Ciao a lato di una manifestazione neofascista. Purtroppo di questi episodi ne possiamo raccontare molti, che per di più stanno passando sotto silenzio, senza che la politica prenda delle posizioni decise di condanna. I gruppi neofascisti e neonazisti si stanno riorganizzando e, soprattutto in questo momento di crisi, temiamo che possano diventare sempre più forti. Basti pensare all’enorme consenso che ha Alba Dorata in Grecia, che fa leva tutti i giorni sulle paure e sulle sofferenze della popolozione per aggiudicarsi consensi. Di fronte a questi fatti noi dell’Anpi e della Consulta Antifascista vogliamo reagire con una serie di iniziative culturali per ribadire che, ancora oggi, c’è bisogno di resistenza e di valori.Per ora possiamo dirvi che il programma di lavoro del 2013 prevederà quattro iniziative, tutte interconnesse tra lor ma ognuna con le proprie specificità:

– Il giorno della memoria, il 27 gennaio, ci sarà un incontro sulla testimonianza e sulla memoria

– nel mese di febbraio organizzeremo un incontro con le scuole sui temi della Costituzione e Cittadinanza

– a marzo celebreremo il settantesimo anniversario dei grandi scioperi del marzo 1943

– l’ultimo evento è previsto tra aprile e maggio e si dibatterà sul grande tema della Legalità.

 

Gli incontri coinvolgeranno importanti personalità pubbliche. Il progetto è già infase di realizazione, non appena saremo pronti, vi faremo avere il calendario!

A presto!

Sezione Anpi di Collegno